domenica 1 novembre 2015

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Scrivo di fretta perché tra poco inizio il lavoro. Devo scaricare questo peso che ho da qualche giorno e non s o con chi confidarmi .non posso spiegare tutto adesso o rischio di arrivare in ritardo ma una domanda in testa c'è l' ho e non mi molla : è giusto sacrificare la propria libertà per le persone care?  Ho dei doveri verso la mia famiglia e sopratutto con mia madre che non sta passando un bel periodo a causa di mio fratello...
Ora  devo andare ma nel prossimo post spiegherò meglio la cosa...

8 commenti:

  1. È giusto, per un periodo è giusto, ma non deve diventare una regola!
    Nel bisogno dei propri cari bisogna agire secondo coscienza poi quando uno sa di aver dato il massimo, bisogna avere anche un sano egoismo per non diventare schiave dei doveri!
    Sei in gamba, ce la farai!
    un bacio , Pat❤

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  2. sicuramente quando si tratta di malattie, ma questo non deve superare il tuo limite di rottura, altrimenti ti ammali anche tu ed il tuo primo impegno è te stessa e la tua famiglia. Se la compagnia in questione è invece ad una persona anziana ma sana, bisogna mettere dei paletti, che con le madri son difficili da mettere e farla reagire... insomma, disponibilità si, abnegazione con attenzione. Nel momento in cui la persona anziana si poggia totalmente su di te, s'innesca un meccanismo come tra il ragno e la mosca, che fa di te la schiava e se manchi per necessità o mancanza di forze diventi la "cattiva" che la trascura. Ma bisogna esaminare il caso nei particolari... aspetto che ne scrivi il dettaglio e poi vediamo....

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  3. Non è giusto ma alle volte è necessario. Valuta il tuo limite, fin dove sei disposta ad arrivare e fai quello che puoi. Non andare oltre altrimenti ti esaurisci e prenditi sempre dei momenti per te per ricaricare le batterie. Dopo la morte di mio padre, ventitre anni fa ormai, mi sono dedicata al 100% a mia madre per un anno e mezzo. Ho lasciato l'Università, non vedevo più i miei amici, stavo sempre con lei 24 ore su 24. Mi ero del tutto annullata. Quasi non vedevo più nemmeno Roberto che al tempo era il mio fidanzato... Dopo un anno e mezzo sono esplosa. Non ce ne potevo più. Ho fatto le valige e me ne sono andata di casa. Non bisognerebbe mai arrivare a questo punto. Ci vuole equilibrio e misura.
    Un bacio
    Francesca

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  4. Non amo il verbo "sacrificarsi". Sotto intende un atteggiamento da martire che non condivido.
    Meglio dire che ogni tanto ci sono cose per cui è giusto e doveroso impegnarsi, così come è giusto aiutare chi ne ha bisogno (nel limite ragionevole delle nostre forze, anche perché se ci sobbarchiamo compiti che ci distruggono... poi chi mai riusciamo ad aiutare?).

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  5. sto rimuginando su queste parole che hai " gettato lì", cercando di capire qualcosa.
    Concordo con chi dice che non ama il verbo sacrificarsi. Io ho passato due terribili estati con mio padre malato - terribili proprio per questo - e non ho mai sentito che mi stavo sacrificando: sentivo che trascorrevo assieme a lui il tempo che ci restava. ma non cercavo di strafare, sarei crollata e non non me lo potevo permettere.
    ma aspetto che tu, se ne avrai voglia, ci dica altro.
    un grande abbraccio
    lela

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  6. Ci ho pensato ed è giusto che la smetta di crearmi alibi e situazioni per nascondere le mie emozioni. Non voglio pensare sempre a tutti all'infuori di me stessa. Allora se la zia rosalina vecchietta si sente sola e per ovviare mi chiede i trasferirmi da lei in cambio della casa (in verità ha due figli e non mi sembra il caso) si accontentera di qualche ora insieme, di un pranzo o qualche cena...è mio fratello...che vada a quel paese lui e i suoi problemi familiari e personali. Mio marito (......) otterrà quello che ha seminato: indifferenza. Però questo mi pesa molto per i ragazzi, ma non ho scelta se non voglio impazzire. Mi sento sola da morire ma per fortuna per il momento posso contare su me stessa :). Grazie amiche, vi vento vicine

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